CheckSig ottiene la prima licenza MiCAR in Italia
Milano, 7 maggio 2026 – CheckSig è diventata la prima (e al momento unica) società autorizzata come CASP (Crypto-Asset Service Provider) in Italia ai sensi del regolamento europeo MiCAR. La licenza, rilasciata da CONSOB con il parere della Banca d’Italia, permette all’azienda di offrire in piena regola servizi di custodia, trading e exchange di criptovalute.
Questo annuncio segna un passaggio storico per il mercato italiano, ma allo stesso tempo mette in luce un problema strutturale: il percorso autorizzativo MiCAR è estremamente complesso, costoso e lungo, non adatto a piccole startup nate in cantina da un gruppo di amici appassionati. Di fatto, rappresenta un potente blocco all’innovazione, riservando il mercato solo a realtà già consolidate, ben capitalizzate e con strutture organizzative mature.
Il percorso autorizzativo: rigore e tempi lunghi
Per ottenere la licenza MiCAR come CASP specializzato in Italia occorre seguire un iter preciso e impegnativo:
- Prefiling e interlocuzioni preliminari con CONSOB.
- Presentazione formale della domanda (modulo ufficiale + documentazione estesa su governance, controlli interni, requisiti prudenziali, piano aziendale, sistemi di custodia, AML, cybersecurity).
- Pagamento di un contributo di vigilanza di 20.000 euro.
- Valutazione di completezza (25 giorni lavorativi) e successiva analisi nel merito (40 giorni lavorativi teorici), con parere obbligatorio della Banca d’Italia.
- Possibili richieste multiple di integrazioni che sospendono i termini.
Nella pratica, il processo dura da 8 a 12 mesi (o più). CheckSig ha seguito questo cammino in modo esemplare: ha avviato il prefiling a novembre 2024, presentato la domanda formale il 1° settembre 2025 e ottenuto l’autorizzazione a maggio 2026, dopo circa 8 mesi di valutazione approfondita. Si tratta di un percorso che richiede team dedicati, consulenti esterni, audit e capitali significativi.
Le altre società in corsa
Non esiste un elenco pubblico ufficiale delle domande presentate, ma tra le realtà italiane più note iscritte in passato all’OAM (registro dei VASP) che hanno avviato o completato il percorso si segnalano:
- Young Platform (una delle principali piattaforme italiane).
- Conio.
- Altre realtà minori e alcuni progetti di banche o intermediari tradizionali.
Queste società hanno presentato istanza entro la scadenza del 30 dicembre 2025 per beneficiare del regime transitorio (che termina definitivamente il 1° luglio 2026). Al momento nessuna di loro ha ancora ottenuto l’autorizzazione, confermando che CheckSig è nettamente in testa.
In Europa la situazione è diversa: a inizio maggio 2026 risultavano oltre 210 CASP autorizzati, con Germania (oltre 50), Paesi Bassi, Francia e Malta in testa. L’Italia è stata tra i Paesi più lenti e rigorosi.
Un futuro per l’innovazione fuori dall’Europa?
L’approccio ultra-cautelativo italiano ed europeo, pur garantendo alti standard di tutela, rischia di soffocare proprio quella creatività e rapidità che hanno caratterizzato il mondo crypto fin dalle origini. Le piccole startup innovative, quelle nate dall’entusiasmo di giovani sviluppatori, faticano enormemente a sostenere i costi, i tempi e la burocrazia richiesti.
Con questi presupposti, è probabile che l’innovazione crypto reale continuerà a svilupparsi soprattutto fuori dall’Europa, e in particolare fuori dall’Italia: in giurisdizioni più agili del Medio Oriente, Asia o America Latina, dove il bilanciamento tra tutela e sviluppo è calibrato in modo diverso. L’Europa rischia di diventare un mercato di soli “player forti”, regolamentato e sicuro, ma poco dinamico e creativo.
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