Banca d’Italia all'UE: esplorare le tecnologie Bitcoin
La Banca d’Italia spinge l’Unione Europea a esplorare una versione tokenizzata del SEPA (Single Euro Payments Area), il sistema unico di pagamenti in euro.
L’obiettivo è rendere i trasferimenti più veloci, programmabili, efficienti e interoperabili, riducendo costi e frizioni, pur mantenendo un quadro regolatorio forte.
Le tecnologie alla base di Bitcoin, anche se c’è ancora resistenza a citare esplicitamente Bitcoin, la Distributed Ledger Technology (DLT) per la tokenizzazione degli asset e i meccanismi di consenso decentralizzato — stanno diventando sempre più centrali anche nel dibattito delle autorità tradizionali.
In parole semplici: ciò che è nato con Bitcoin per creare un sistema monetario peer-to-peer, resistente alla censura e basato sulla matematica piuttosto che sulla fiducia in un’autorità centrale, viene oggi riconosciuto come strumento utile per modernizzare infrastrutture finanziarie obsolete.
L’evento e le parole di Chiara Scotti
Questa posizione è emersa chiaramente il 4 maggio 2026 a Roma, durante il workshop internazionale “Digital Assets and Monetary Policy Transmission”, organizzato da Banca d’Italia insieme a BCE, EABCN e CEPR. A esprimerla è stata Chiara Scotti, Vice Direttrice Generale della Banca d’Italia, nel suo intervento di apertura intitolato “Digital Money and the Architecture of Trust”.
Le sue parole esatte sono:
«Con la tokenizzazione che sta acquisendo sempre maggiore rilevanza, l’attenzione dovrebbe concentrarsi non solo sui nuovi strumenti, ma anche su come gli attuali sistemi di pagamento europei potrebbero evolversi in questa direzione. In quest’ottica, un’estensione tokenizzata del SEPA potrebbe diventare un importante ambito di riflessione, basandosi su un asset distintivo europeo: un quadro comune di pagamenti con scala, standard condivisi e un grado stabilito di interoperabilità.»
Un cambio di passo evidente
Si tratta di un cambio di passo significativo rispetto alla fase precedente. Quando Paolo Savona guidava la Consob, il tono dominante era di forte critica verso Bitcoin e le sue tecnologie: si sottolineavano i rischi di perdita di controllo sovrano, di opacità e di potenziali usi illeciti. Dietro queste preoccupazioni emergeva spesso la paura di una minore possibilità di manipolazione o gestione centralizzata della moneta da parte delle autorità.
Ma i tempi cambiano. Le istituzioni riconoscono i benefici pratici della tokenizzazione e delle DLT: pagamenti istantanei, programmabilità, maggiore efficienza e composizione di servizi finanziari.
Perché è un passaggio inevitabile
Una volta ammesso il valore delle tecnologie ispirate a Bitcoin per migliorare sistemi come il SEPA, diventa logico — e probabilmente inevitabile — considerare anche l’uso diretto di Bitcoin stesso. Bitcoin rimane l’unico protocollo che ha dimostrato, in oltre 15 anni di funzionamento ininterrotto, di poter garantire:
- Sicurezza crittografica comprovata a livello globale
- Irreversibilità delle transazioni (immutabilità del ledger)
- Affidabilità senza precedenti
- Scalabilità reale tramite layer esistenti e consolidati come Lightning Network, e nuovi layer già annunciati o in sviluppo
- Usi secondari avanzati
Nessun sistema permissioned o controllato centralmente ha finora eguagliato queste proprietà su tempi lunghi. Le banche centrali possono tentare di “tokenizzare” le infrastrutture tradizionali per mantenere il controllo, ma la storia della tecnologia insegna che le soluzioni decentralizzate native tendono a prevalere proprio per la loro robustezza, resistenza alla censura e capacità innovativa spontanea.
Questo intervento di Chiara Scotti rappresenta quindi un segnale importante: l’Europa istituzionale sta prendendo atto della realtà. Dopo aver valutato cosa si può ottenere applicando le tecnologie alla base di Bitcoin, il passo successivo logico sarà confrontarsi seriamente con Bitcoin stesso — non solo come asset speculativo, ma come infrastruttura monetaria di riferimento.
Un’infrastruttura che, per sua natura, limita il controllo diretto di governi e banche centrali, ma offre in cambio un livello di fiducia, sicurezza e affidabilità che solo il mercato aperto e la crittografia hanno saputo dimostrare finora.
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